<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet type='text/xsl' href='http://fierycomet.spaces.live.com/mmm2008-07-24_12.50/rsspretty.aspx?rssquery=en-US;http%3a%2f%2ffierycomet.spaces.live.com%2fcategory%2fpersonaggi%2ffeed.rss' version='1.0'?><rss version="2.0" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:msn="http://schemas.microsoft.com/msn/spaces/2005/rss" xmlns:live="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" xmlns:dcterms="http://purl.org/dc/terms/" xmlns:cf="http://www.microsoft.com/schemas/rss/core/2005" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"><channel><title>«E d’un tratto capii che il pensare è PeR gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione!»: personaggi</title><description /><link>http://fierycomet.spaces.live.com/?_c11_BlogPart_BlogPart=blogview&amp;_c=BlogPart&amp;partqs=catpersonaggi</link><language>en-US</language><pubDate>Tue, 12 Aug 2008 16:15:50 GMT</pubDate><lastBuildDate>Tue, 12 Aug 2008 16:15:50 GMT</lastBuildDate><generator>Microsoft Spaces v1.1</generator><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><ttl>60</ttl><cf:parentRSS>http://fierycomet.spaces.live.com/blog/feed.rss</cf:parentRSS><live:type>blogcategory</live:type><live:identity><live:id>2419373627414687807</live:id><live:alias>fierycomet</live:alias></live:identity><cf:listinfo><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="typelabel" label="Type" /><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="tag" label="Tag" /><cf:group element="category" label="Category" /><cf:sort element="pubDate" label="Date" data-type="date" default="true" /><cf:sort element="title" label="Title" data-type="string" /><cf:sort ns="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" element="comments" label="Comments" data-type="number" /></cf:listinfo><item><title>E' Johnny Depp la star del 2006</title><link>http://fierycomet.spaces.live.com/Blog/cns!2193577EE900303F!730.entry</link><description>&lt;div&gt; &lt;/div&gt;
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&lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;font face="Trebuchet MS" color="#000000" size=2&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;L'attore è il primo nella top 25 del sito IMDB sulle star più cercate dagli utenti. Al secondo e terzo posto della clasisfica Angelina Jolie e Jessica Alba.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;td&gt;&lt;img alt=" E' Johnny Depp la star del 2006" src="http://www.castlerock.it/dbimg/news3123.jpg" width=210 border=0&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;div align=justify&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://cinema.castlerock.it/personaggi.php/id=182"&gt;&lt;u&gt;Johnny Depp&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; è &lt;i&gt;ancora&lt;/i&gt; il più desiderato dagli utenti di Internet Movie Database: il fascinoso attore americano è da tre anni ormai in vetta alla top 25 sulle star più cercate dagli utenti del sito. Nonostante quest'anno sia stato meno impegnativo per lui, la popolarità di Johnny si deve anche al personaggio di Jack Sparrow, protagonista del franchise legato a La maledizione della prima luna, di cui quest'anno è uscito il secondo capitolo, e c'è già grande attesa per il terzo, che uscirà nel 2007. L'anno prossimo inoltre l'attore lavorerà ancora una volta con Tim Burton per il film Sweeney Todd: una collaborazione, la loro, che in passato si è dimostrata vincente. &lt;br&gt;Al secondo posto della classifica si conferma una delle donne più belle e desiderate del mondo: Angelina Jolie. L'attrice è stata nel cast di The Good Shepherd ed è attualmente sul set di A Mighty Heart, diretta da Michael Winterbottom. Angelina però quest'anno ha fatto parlare di sè soprattutto per la sua gravidanza, la nascita della piccola Shiloh-Nouvel, e per la sua chiacchieratissima relazione con Brad Pitt, che quest'anno occupa il quarto posto della classifica.&lt;br&gt;Al terzo posto della top 25, c'è Jessica Alba, che nonostante quest'anno non sia apparsa neppure in un film, si è conquistata popolarità immediata nelle vesti di presentatrice dei MTV Movie Awards. &lt;br&gt;&lt;br&gt;In netta risalita &lt;u&gt;Scarlett Johansson&lt;/u&gt;, che passa dalla tredicesima posizione dello scorso anno, alla quinta: l'attrice è stata tra i protagonisti di pellicole dirette da maestri del cinema come Allen e De Palma, ma anche nell'ultimo film di Christopher Nolan. Scarlett inoltre ha conquistato tutti con la sua sensualità così particolare, torrida e fanciullesca allo stesso tempo. Al sesto posto della classifica c'è Keira Knightley, che quest'anno ha ricevuto una nomination agli Academy Awards per il suo ruolo in Orgoglio e pregiudizio, quindi l'inarrestabile Lindsay Lohan, protagonista di tre film, tra cui l'ultimo di Robert Altman, ma soprattutto sempre in vista, specialmente alle feste hollywoodiane.&lt;br&gt;All'ottavo posto della top 25 c'è Tom Cruise, che quest'anno ha continuato a far parlare di sè per la sua storia d'amore con Katie Holmes - coronata da un matrimonio che è stato celebrato proprio qui in Italia, e dall'arrivo della piccola Suri - ma anche per la rottura definitiva con la Paramount. L'attore inoltre è stato anche protagonista del terzo capitolo di Mission: Impossible. In nona posizione, dopo Cruise c'è Paris Hilton: cantante, attrice, modella, protagonista di spot pubblicitari che ormai sono diventati un tormentone, ma soprattutto sempre protagonista indiscussa del gossip.&lt;br&gt;Al decimo posto della classifica di IMDB c'è la splendida Natalie Portman, che quest'anno è stata protagonista di V per Vendetta, seguita da Jennifer Aniston, Rachel McAdams - che si è mostrata senza veli sul magazine &lt;i&gt;Vanity Fair&lt;/i&gt; - quindi Christian Bale, che quest'anno è tornato a lavorare con Christopher Nolan per il film The Prestige. &lt;br&gt;In quindicesima posizione - dopo Kate Beckinsale - l'idolo dei teenager Hilary Duff: la protagonista di Material Girls - che quest'anno è stata anche nel nostro paese con il suo tour - è cresciuta, ha dato una svolta radicale al suo look, e non smette di attirare su di sè l'attenzione dei paparazzi. Scivola al sedicesimo posto l'incantevole Emma Watson, ma va considerato che la giovane attrice quest'anno è apparsa solo nel trailer dell'attesissimo Harry Potter e l'Ordine della Fenice, quindi la sua popolarità e l'affetto dei fan nei suoi confronti sono praticamente rimaste immutate.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Fa il suo ingresso nella classifica annuale, e in diciassettesima posizione Jake Gyllenhaal che quest'anno ha ottenuto una nomination agli Oscar per la sua interpretazione ne I segreti di Brokeback Mountain, come anche il suo partner sulla scena Heath Ledger che è invece al ventunesimo posto. Crollo di popolarità per Orlando Bloom che quest'anno è al diciottesimo posto (l'anno scorso era undicesimo) nonostante la sua partecipazione ad un film di successo come Pirati dei Caraibi - la maledizione del forziere fantasma. Subito dopo l'ex Legolas della trilogia jacksoniana de &lt;b&gt;Il signore degli anelli&lt;/b&gt;, in diciannovesima posizione c'è il giovanissimo Zac Efron, protagonista di High School Musical, film televisivo di successo; quindi &lt;b&gt;Tom Hanks&lt;/b&gt;, Heath Ledger, Daniel Radcliffe - che presto vedremo nel quinto capitolo della saga cinematografica di &lt;b&gt;Harry Potter&lt;/b&gt;, e che è stato anche protagonista del controverso dramma teatrale &lt;b&gt;Equus&lt;/b&gt;, a Londra. Al ventitreesimo posto invece c'è Bruce Willis, che vedremo presto ancora una volta nei panni di John McClane, in un nuovo film del franchise legato a Trappola di cristallo; dopo di lui Reese Witherspoon che quest'anno ha vinto un Oscar per la sua interpretazione di &lt;i&gt;June Carter&lt;/i&gt; in Quando l'amore brucia l'anima - Walk the Line, ma ha chiesto anche il divorzio da suo marito Ryan Phillippe. In ultima posizione infine, c'è Kirsten Dunst, che quest'anno ha vestito i sontuosi panni di Marie Antoinette nel film di Sofia Coppola, e che rivedremo presto in Spider-Man 3.&lt;/div&gt;
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&lt;div align=justify&gt;da &lt;a href="http://www.castlerock.it"&gt;&lt;font size=1&gt;www.castlerock.it&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=2419373627414687807&amp;page=RSS%3a+E'+Johnny+Depp+la+star+del+2006&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=fierycomet.spaces.live.com&amp;amp;GT1=fierycomet"&gt;</description><comments>http://fierycomet.spaces.live.com/Blog/cns!2193577EE900303F!730.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://fierycomet.spaces.live.com/Blog/cns!2193577EE900303F!730.entry</guid><pubDate>Sun, 24 Dec 2006 09:44:38 GMT</pubDate><slash:comments>2</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://fierycomet.spaces.live.com/blog/cns!2193577EE900303F!730/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://fierycomet.spaces.live.com/Blog/cns!2193577EE900303F!730.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2006-12-24T09:45:27Z</dcterms:modified></item><item><title>Il filosofo dei generi</title><link>http://fierycomet.spaces.live.com/Blog/cns!2193577EE900303F!718.entry</link><description>&lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;br&gt;
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&lt;td&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;img alt=" Il filosofo dei generi" src="http://www.castlerock.it/dbimg/article1484.jpg" width=240 border=0&gt;&lt;/font&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;div align=justify&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Il &lt;i&gt;sistema dei generi&lt;/i&gt; - sovrastruttura su cui si basa il ponteggio culturale e produttivo di Hollywood - deve molto all'opera di &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Stanley Kubrick&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;. E non tanto perché, come altri autori, tipo &lt;i&gt;Haward Hawks&lt;/i&gt; o &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Billy Wilder&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, il regista newyorkese abbia identificato il proprio cinema con questo &lt;i&gt;sistema&lt;/i&gt; al punto da onorare ogni &lt;i&gt;codice&lt;/i&gt; quasi fosse un &lt;i&gt;sancta sanctorum&lt;/i&gt; colmo di istruzioni e procedure da osservare alla lettera per ri-produrre il &lt;i&gt;genere&lt;/i&gt; ad un sempre più elevato grado di purezza; per la ragione opposta, semmai. Perché Kubrick, pur non potendo, da buon americano, far finta che i generinon esistessero, di fatto li ha usati per intenti che hanno sempre &lt;i&gt;oltrepassato&lt;/i&gt; il codice, con ciò stesso &lt;i&gt;rinnovandolo&lt;/i&gt;; e perché li ha piegati, con fredda determinazione, a un'idea di Cinema inedita e innovativa, lontana dagli schemi narrativi classici, e orientata a realizzare, con la Settima Arte, un'espressione finalmente totale, all'interno della quale i vari modi del comunicare umano giungessero alla &lt;i&gt;simbiosi assoluta&lt;/i&gt; e alla completa autoreferenza. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Partendo dai &lt;i&gt;generi&lt;/i&gt;, i film di Kubrick hanno sempre teso a manifestare, alla massima potenza, le virtù straordinarie del mezzo-Cinema: l'immagine più il movimento più la scrittura più la musica più il montaggio e più ancora, dentro un grumo inestricabile al cui interno nulla è più scindibile da nulla, nel miraggio d'una comunicazione ormai &lt;i&gt;onnicomprensiva&lt;/i&gt; e massimamente &lt;i&gt;performante&lt;/i&gt;. Il titanismo di Kubrick, insomma, persegue l'idea che il Cinema sia perfettamente in grado di costituirsi come &lt;i&gt;universo autoreferenziale di significanti&lt;/i&gt; e che, in quanto tale, sia capace di risussumere in sé tutta l'esperienza umana e farsi mondo accanto al mondo. È chiaro che, come ogni utopia, il disegno kubrickiano ha potuto esplicitarsi solo a frammenti, in qualche rara sequenza o immagine della sua in fin dei conti scarna filmografia. Quel che conta, però, è l'idea di &lt;i&gt;totalità&lt;/i&gt; che sempre ha guidato il suo cinema, nello sforzo d'una tensione costruttiva senza precedenti, che ha coinvolto la sua vita personale - le ore infinite passate al tavolo di montaggio a raffinare, fino alla perfezione, i ritmi e gli incastri - ma anche quella dei suoi attori; e che, al di là della vita, ha mutato il &lt;i&gt;tessuto semiotico&lt;/i&gt; dei romanzi da cui son tratte le opere - tessuto sempre tirato al massimo in fase di sceneggiatura -, e l'apparato produttivo del cinema stesso - si pensi all'uso estremo della &lt;i&gt;steadycam&lt;/i&gt;, in &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Shining&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, all'invenzione degli effetti visivi, in &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;2001: Odissea nello spazio&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, o, ancora, alla ricerca maniacale di obiettivi fotografici tesi all'eccellenza -; e che, infine - appunto -, ha sconvolto i &lt;i&gt;codici di genere&lt;/i&gt;, che Kubrick ha ri-elaborato ai limiti del possibile, sino a farli diventare &lt;i&gt;altro da sé&lt;/i&gt;. Ecco perché i generi devono molto a Kubrick.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Tale processo d'analisi, decostruzione e reinvenzione di qualcosa d'altro è cominciato fin da subito, col primo lungometraggio del nostro, quel &lt;b&gt;Fear and Desire&lt;/b&gt; del '53 mai uscito in Italia e considerato dalla critica come un primo tentativo, peraltro poco riuscito, di raccogliere stili, temi e ossessioni d'una poetica già personale. Sulla scorta d'una narrazione bellica, che racconta una guerra fantasmatica tra truppe e soldati il cui minimo comun denominatore è una sconcertante rassomiglianza, Kubrick mette in scena uno spettacolo che adotta, come punti di riferimento, la riflessione freudiana sulla psicanalisi di massa e l'estetica dell'avanguardia surrealista: ne esce un film apparentemente incongruo eppure già deciso a riplasmare il genere bellico, nell'intento di cambiare il segno del suo messaggio, che, qui, non è più il valore positivo dell'eroismo, dell'amicizia virile e del rispetto delle regole ma, al contrario, diventa la &lt;i&gt;profonda irrazionalità&lt;/i&gt; d'ogni guerra, al di là dei motivi e delle cause che l'hanno potuta scatenare. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I due film successivi si basano, invece, su un tappeto di segni inequivocabilmente &lt;i&gt;noir&lt;/i&gt;. &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Il bacio dell'assassino&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, del '55, srotola sapientemente icone e atmosfere tipiche del genere- il pugile perdente, la ragazza sfruttata dal principale carico d'ogni segno negativo, il desiderio del pugile e della donna di fuggire, con la forza, da una realtà che li opprime e devasta - ma le rinnova, ancora, facendo leva su di una rappresentazione che si pone a metà strada tra la consolazione &lt;i&gt;diegetica&lt;/i&gt; della fiaba e l'escavazione angosciosa nei meandri profondi della psiche. &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Rapina a mano armata&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, del '55 - '56, rivolta il noir come un guanto e compie la prima delle grandi riflessioni metacinematografiche di Kubrick, col mettere in evidenza i principi di costruzione, soprattutto temporale, del congegno narrativo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Con &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Orizzonti di gloria&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, del '57, Kubrick torna al genere bellico e, anche se stavolta i modi della rappresentazione obbediscono quasi integralmente ai principi d'unità di tempo, di luogo e d'azione d'origine aristotelica e l'iconografia, in modo un po' paradossale, fa la sponda tra la classicità dell'inquadratura frontale e l'espressionismo degli spazi in prospettiva distorta, il film, di nuovo, si pone come atto d'accusa nei confronti delle convenzioni irrazionali e antiumane del militarismo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel '60, dopo mille traversie registiche e produttive, esce uno dei primi &lt;i&gt;kolossal&lt;/i&gt; del &lt;i&gt;peplum&lt;/i&gt;, quello &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Spartacu&lt;/strong&gt;s&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt; che, prodotto, in prima persona, dall'interprete-divo &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Kirk Douglas&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, aveva visto alternarsi, in cabina di regìa, prima &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Anthony Mann&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt; e poi, di seguito, Kubrick e &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Mario Soldati&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;. Tra i tre registi, quello che segna di più l'impianto narrativo e spettacolare del film è proprio Kubrick, e non solo per quella speciale consapevolezza del linguaggio che ormai gli è propria ma anche perché, nella computa delle ore girate e montate, quelle di Kubrick risultano essere la maggior parte. In tal senso, Kubrick regala al &lt;i&gt;peplum&lt;/i&gt; una resa straordinaria - e mille volte imitata - dei complessi movimenti di massa e, dal punto di vista del contenuto, compone un discorso molto lucido e ben argomentato sul conflitto di classe, quello tra sfruttati e sfruttatori, a tal punto che molta critica dell'epoca inserirà quest'opera, così intrisa di spettacolarismo hollywoodiano, nella lista nera dei film sovversivi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Strano caso è quello di &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Lolita&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, del '62. Tratto dall'omonimo romanzo di &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Vladimir Nabokov&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, è difficile assegnare al film una ben precisa etichetta di genere. Si tratta, semmai, del ripensamento, assai colto, e razionale - laddove i precedenti inclinavano, invece, a una certa morbosità -, di quel cinema che, in tutta Europa, ma soprattutto nei paesi danubiani, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, aveva raccontato dell'inestricabile intreccio che annoda la pulsione di morte al desiderio d'amore - in altri termini: &lt;i&gt;Eros&lt;/i&gt; a &lt;i&gt;Thanatos&lt;/i&gt; -. Nella storia del già maturo professore che uccide per amore di Lolita ci sono tutte le ossessioni e i sensi di colpa con cui, da sempre, la cultura cattolica ha provato a stigmatizzare l'espressione libera e aperta del puro desiderio. Sorprende, qui, la glacialità dello sguardo di Kubrick, che mette in scena i suoi personaggi quasi fossero parti di un ingranaggio semovente che può condurre solo alla morte e all'autodistruzione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel '64, con &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, Kubrick cambia totalmente registro. Il riferimento di genere, adesso, è più preciso, e si pone nell'alveo di quella nuova comicità demenziale che stava trovando, proprio in quegli anni, nelle opere di &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Blake Edwards&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt; interpretate da &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Peter Sellers&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, la massima espressione. Non a caso, anche nel film di Kubrick, Sellers fa la parte del mattatore, interpretando, addirittura, tre personaggi diversi. Di nuovo, però, la &lt;i&gt;codifica&lt;/i&gt; di &lt;i&gt;genere&lt;/i&gt;, per quanto recentissima, viene piegata agli intenti autoriali di Kubrick: il film, così, pur non abbandonando mai l'ispirazione comica di partenza, si trasforma ben presto in sferzante satira politica, che ha per obiettivo la mancanza di logica della Guerra Fredda e, in fondo - e di nuovo -, l'insensatezza di qualsiasi altra guerra.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Al '68 - anno cruciale di mille e mille esperienze di questa nostra tormentata contemporaneità - risale l'opera forse più ambiziosa dell'autore newyorkese, che, oramai, da &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Lolita&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, lavora stabilmente in Gran Bretagna. Con &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;2001: Odissea nello spazio&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, Kubrick torna ad affrontare un genere di lunga tradizione e, perciò, fortemente codificato: la &lt;i&gt;fantascienza&lt;/i&gt;. Più che mai, però, l'operazione d'arricchimento al livello dei codici si fa esplicita e dichiarata, nell'intento di far esplodere la &lt;i&gt;science fiction&lt;/i&gt; fino a farle raggiungere il rango d'un'autentica filosofìa per immagini. I tre capitoli che compongono la trama narrativa del film, infatti - e cioè: &lt;i&gt;L'alba dell'uomo&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Diciotto mesi dopo: in missione verso Giove&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Giove e oltre l'infinito &lt;/i&gt;-, sono nient'altro che simboli di un viaggio - l'&lt;i&gt;odissea&lt;/i&gt;, appunto - ben più grande e sconfinato: il viaggio dell'uomo alla scoperta del &lt;i&gt;sapere&lt;/i&gt;, rappresentato magistralmente da un monolito nero che, a ben guardare, è il vero protagonista del film; o, ancora, il viaggio dell'uomo attraverso il &lt;i&gt;tempo&lt;/i&gt; - in opposizione allo «spazio» richiamato dal titolo del film -, nell'inusitata &lt;i&gt;relativizzazione dei piani temporali che produce la loro virtualità&lt;/i&gt; e fa sì che l'astronauta Bowman, lungo un percorso chissà se oggettivo o soltanto mentale, dagli spazi interplanetari di Giove ripercorra una &lt;i&gt;durata&lt;/i&gt; che lo conduce in una stanza settecentesca, dove, in pochi minuti, e di nuovo al cospetto del monolito nero, diventa vecchio e muore e poi rinasce, come feto indistinto che galleggia nello spazio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il &lt;i&gt;cult-movie&lt;/i&gt; del '71, quell'&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Arancia meccanica&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt; che, per anni, ha subito le censure di tutto il mondo, restituisce a Kubrick, dopo le astrazioni di Odissea, la &lt;i&gt;concretezza dell'iper-realismo&lt;/i&gt;. Tratto dall'omonimo romanzo di &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Anthony Burgess&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, l'autore, oramai famoso in tutto il mondo, affronta, d'acchito, un genere che, in fondo, a ben pensarci, ha avuto, nella storia del cinema internazionale, vita fin troppo breve: il &lt;i&gt;pamphlet&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;apologo politico&lt;/i&gt;, tipico di quegli anni di speranze e sovversioni e diffuso soprattutto in Europa. In tal senso - film britannico diretto da un americano -, &lt;b&gt;Arancia meccanica&lt;/b&gt; non si nutre di nessuna delle ideologìe che allora gridavano alla rivoluzione e, perciò, non può essere definito film militante, perché, in fondo, il suo argomentare trascende qualsivoglia adesione spicciola e diviene discorso &lt;i&gt;globale&lt;/i&gt; sulla violenza, la quale, nel film, si configura come l'elemento onnicomprensivo e basilare della comunità, il &lt;i&gt;collante&lt;/i&gt; del tessuto sociale, necessario a regolare, in ogni caso, ogni forma di rapporto umano. Tesi lucidissima - e attualissima, se si vuole -, per mezzo della quale Kubrick dimostra di saper inglobare e trascendere persino le regole di un genere nuovissimo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Con &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Barry Lyndon&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, del '75, Kubrick torna a cimentarsi con un genere di lunghissima tradizione, vecchio quanto il cinema, si potrebbe dire, e cioè il &lt;i&gt;romanzo storico&lt;/i&gt;. Di quest'ultimo l'autore dà, come sempre, la sua personale interpretazione: del tutto disinteressato, infatti, a costruire un affresco storicamente attendibile, Kubrick si concentra quasi esclusivamente sul &lt;i&gt;milieu&lt;/i&gt; della vicenda, ricostruendo, nelle sue inquadrature, sempre introdotte da uno &lt;i&gt;zoom&lt;/i&gt; in allontanamento che svela pian piano un ambiente, i punti di vista della pittura inglese del Settecento e dell'Ottocento; dal punto di vista dei contenuti, poco sembra importargli di spiegare allo spettatore le reali dinamiche che muovono la società rappresentata; piuttosto, l'attenzione si concentra sull'inevitabile fallimento del personaggio principale, che diventa, così, nell'ambito d'un film storico che giunge all'universalità e, quindi, alla filosofia, il simbolo imperituro d'ogni parabola umana, che, per Kubrick, è sempre, e sempre più, splendore e decadenza.&lt;br&gt;&lt;br&gt;E filosofico è anche l'orrore di &lt;b&gt;The Shining&lt;/b&gt;, dell'80, diretto e costruito a partire da uno dei romanzi più interessanti di Stephen King. Qui, il &lt;i&gt;genere horror &lt;/i&gt;giunge alle sue massime potenzialità d'invenzione, perché, al di sotto d'una narrazione &lt;i&gt;thriller&lt;/i&gt; che non può non avvincere, scorrono temi fondamentali della cultura contemporanea, quali il rapporto padre-figlio - rovesciato di segno, però, come se a patire il complesso edipico non possa essere se non il genitore, che soffre, biologicamente, la gioventù e la vitalità del piccolo uomo; o come, di nuovo, l'intreccio inestricabile della &lt;i&gt;virtualità del tempo&lt;/i&gt;, in ragione della quale il protagonista dell'azione si trova a vivere, contemporaneamente, su piani temporali diversi, immerso in una &lt;i&gt;durata&lt;/i&gt; che non distingue, ormai più, il presente dal passato e dal futuro. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Full Metal Jacket&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;,&lt;/strong&gt; dell'87, è da molti considerato l'opera più bella di Kubrick. Film bellico per eccellenza, che racconta, nella prima parte, l'addestramento di un gruppo di &lt;i&gt;marines&lt;/i&gt; e, nella seconda, le vicende del gruppo durante la guerra del Vietnam, la pellicola è forse anche la più semplice dell'intera filmografia kubrickiana. Semplice ma non semplicistica, però: ancora, infatti, a partire dai rinnovati codici del genere bellico, si fa estrema, e assoluta, la condanna di qualsivoglia irregimentazione militare e, ancor più, d'una guerra dichiarata d'intervento democratico ma espletata soltanto a uso e consumo del potere politico interno e internazionale. Ogni riferimento a cose e fatti dell'attualità non è puramente casuale. E restano in mente, come un obbrobrio assoluto, le note della «Marcia di Topolino» cantate dai marines mentre attraversano territori fumanti di cadaveri assassinati e di case e cose date alle fiamme.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'ultimo film kubrickiano, &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Eyes Wide Shut&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;, uscito nel '99, si libera, finalmente, da ogni ipoteca di genere. Liberamente tratto da Doppio sogno, il breve romanzo di &lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Arthur Schnitzler&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt; su cui Kubrick fantasticava da anni, il film è la parziale riuscita del delirio del regista: raccontare, soprattutto con le immagini e i suoni - si veda, al proposito, la lunga e debordante sequenza dell'orgia -, la fatale ambiguità dell'essere umano, sospeso tra ragione e istinto, in una lotta senza fine che attraversa la notte del protagonista e anche, simbolicamente, quell'eterna opacità su cui si dispiega la vita d'ogni uomo.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div align=justify&gt; &lt;/div&gt;
&lt;div align=justify&gt;di &lt;a href="http://cinema.castlerock.it/approfondimenti.php/id=1484"&gt;&lt;u&gt;Stefano Salvadori&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=2419373627414687807&amp;page=RSS%3a+Il+filosofo+dei+generi&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=fierycomet.spaces.live.com&amp;amp;GT1=fierycomet"&gt;</description><comments>http://fierycomet.spaces.live.com/Blog/cns!2193577EE900303F!718.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://fierycomet.spaces.live.com/Blog/cns!2193577EE900303F!718.entry</guid><pubDate>Sun, 19 Nov 2006 11:22:58 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://fierycomet.spaces.live.com/blog/cns!2193577EE900303F!718/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://fierycomet.spaces.live.com/Blog/cns!2193577EE900303F!718.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2006-11-19T11:22:58Z</dcterms:modified></item><item><title>Il maestro di Little Italy</title><link>http://fierycomet.spaces.live.com/Blog/cns!2193577EE900303F!714.entry</link><description>&lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Come tutti i grandissimi creatori, Martin Scorsese non separa mai la vita dalla professione: queste si ricongiungono in un moto segreto, intimo, che trova la sua espressione nei suoi film così come nei suoi articoli e nei suoi libri.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;
&lt;table cellspacing=2 cellpadding=2 width=195 align=left border=0&gt;
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&lt;tr&gt;
&lt;td&gt;&lt;img alt=" Il maestro di Little Italy" src="http://www.castlerock.it/dbimg/article2695.jpg" width=195 border=0&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;div align=justify&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Maestro indiscusso del cinema degli ultimi trent'anni, &amp;quot;classico&amp;quot; d'autore, eclettico e geniale, Martin Scorsese è ormai un punto di riferimento assoluto nel panorama cinematografico mondiale. Grazie a capolavori come &lt;strong&gt;Taxi Driver&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Toro Scatenato&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Re per una notte&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Quei bravi ragazzi&lt;/strong&gt;, Scorsese è entrato di diritto nel gotha dei cineasti più importanti e talentuosi che hanno fatto la storia del cinema, ma, a differenza dei più, è ancora relativamente giovane (classe 1942) e pieno di entusiasmo per un mestiere che sembra non stancarlo mai. Quando si parla di cinema, infatti, il suo nome e la sua impronta inconfondibile emergono spesso e volentieri; tralasciando per un attimo la sua attività principale, la regia, che continua a praticare ad altissimo livello fin dal lontano 1969, anno in cui diresse il lungometraggio Chi sta bussando alla mia porta?, opera prima a basso costo con la quale Scorsese celebra un doppio esordio (oltre al proprio, quello di Harvey Keitel, attore-feticcio insieme al quasi fratello Robert De Niro) e prende le misure per quella&lt;i&gt; Little Italy&lt;/i&gt; che conosce tanto bene e che diverrà teatro privilegiato di molte altre pellicole, l'impegno del maestro si dirama in direzioni diverse, senza però discostarsi mai più di tanto dalla settima arte. Partiamo dall'attività di attore che sembra divertire un mondo il vecchio Martin, tanto da spingerlo ad apparire in svariate pellicole non sue regalando anche inaspettati camei, come nel redfordiano Quiz Show o ne Il pap'occhio, pellicola diretta dal nostro Renzo Arbore e sequestrata per vilipendio della religione di Stato. Tra le molte apparizioni sullo schermo, che hanno permesso agli spettatori di familiarizzare con quella faccia simpatica e con gli occhietti furbi incorniciati dalle inconfondibili sopracciglia nere, la più sentita resta sicuramente quella di Sogni, film a episodi dove Akira Kurosawa regala a Scorsese il ruolo di Vincent Van Gogh, uno dei miti della giovinezza del regista, appassionato fin dall'infanzia di arti figurative. Già molti anni prima Scorsese si era ispirato ai celebri corvi neri del pittore olandese per immortalare una delle scene più toccanti e suggestive di America 1929: sterminateli senza pietà (1972), saga di emarginati negli anni della Grande Depressione. L'ultima fatica, stavolta non come attore, ma come doppiatore è rappresentata dall'imminente uscita del cartoon Dreamworks Shark Tale dove ancora una volta, al fianco di Martin, troviamo Robert De Niro insieme ad un manipolo di star hollywoodiane (Will Smith, Angelina Jolie, Renée Zellweger, Jack Black).&lt;br&gt;&lt;br&gt;Cineasta a tutto tondo dunque, regista, attore, produttore, Scorsese ha svolto per un po' anche il ruolo di docente entrando come insegnante di ruolo di cinematografia alla New York University (dove fra i suoi studenti c'erano gli aspiranti registi Oliver Stone e Jonathan Kaplan), inoltre l'amore per il cinema lo ha spinto ad interessarsi della conservazione del patrimonio filmico internazionale attraverso la Film Foundation alla quale, negli anni, hanno aderito nomi illustri come Coppola, Kubrick, Lucas, Spielberg, Pollack e Woody Allen. Se non bastasse tutto ciò a confermare la nostra tesi possiamo aggiungere che parallelamente all'attività cinematografica Scorsese porta avanti da tempo quella letteraria: cineasta-cinefilo, amante del cinema classico, il regista ha dedicato numerosi scritti critici ai maestri di cui si ritiene debitore, da John Ford (la cui influenza è ampiamente evidente in Gangs of New York) a &lt;i&gt;John Houston&lt;/i&gt;, e guarda caso, memore del percorso dei critici-registi appartenenti alla &lt;i&gt;Nouvelle Vague&lt;/i&gt;, ha scelto di collaborare proprio con i &lt;i&gt;Cahier du cinéma&lt;/i&gt; pubblicando una serie di saggi in cui parla con la stessa precisione dei film suoi e di altri registi, e da questi omaggi, dalle testimonianze e dalle brillanti analisi traspare un amore sconfinato per il cinema, sia di ieri che di oggi, collegando in questo modo la pratica della sua arte al ricordo delle pellicole che hanno segnato la sua vita di spettatore. Come tutti i grandissimi creatori, dunque, Martin Scorsese non separa mai la vita dalla professione: queste si ricongiungono in un moto segreto, intimo, che trova la sua espressione nei suoi film così come nei suoi articoli e nei suoi libri.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nato da genitori di origine siciliana, Scorsese appartiene al nutrito gruppo dei cineasti italo-americani, scuderia che ha sfornato numerosi cavalli di razza: tra gli altri, tanto per intenderci, Francis Ford Coppola, Brian De Palma e più recentemente Quentin Tarantino. Il sangue italiano che scorre nelle loro vene sembra portare con sé anche i geni del talento e della cinefilia se è vero che la caratteristica comune di tutti questi autori, al di là delle differenze specifiche che li contraddistinguono, è la tendenza a rielaborare anni di patrimonio cinematografico internazionale, dopo averlo assimilato e fatto proprio, realizzando prodotti assolutamente innovativi e capaci di svecchiare i vecchi canoni del sistema. Se De Palma (negli anni '70 - '80) e Tarantino (nei '90) si impongono come geni della citazione e del cinema postmoderno, Martin Scorsese condivide con Coppola un senso di italianità talmente forte e radicato da permettere che esso emerga, in modo più o meno cosciente, all'interno delle sue pellicole, fino a cristallizzarsi in un sistema di valori e tematiche che si ripropone sistematicamente pellicola dopo pellicola. Personaggi solitari in lotta con se stessi, violenza, peccato, redenzione, solitudine, riscatto, e, sopra ogni cosa, la famiglia intesa come valore assoluto, sacrale, come unico punto di riferimento per l'individuo, sostituita a volte da un altro tipo di Famiglia che, se possibile, richiede agli antieroi scorsesiani ancora maggiore lealtà e dedizione. I film sulla mafia equivalgono per l'immagine degli italo-americani agli western per l'Ovest degli USA: fanno parte di una mitologia, non raccontano quello che succede, ma costruiscono leggende, come accade per la saga de Il padrino. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;div align=justify&gt;da &lt;a href="http://www.cinemazone.it"&gt;www.cinemazone.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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