![]() |
|
Spaces home «E d’un tratto capii che...PhotosProfileFriendsMore ![]() | ![]() |
alcuni pezzi della mia tesina di Maturità
un pò di sano goSSip
|
«E d’un tratto capii che il pensare è PeR gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione!»perchè il cinema è in grado di donarti emozioni incredibili
un pò di goSSip sul mio JohNNy..Agli Mtv Movie Awards 2008 il bel Johnny Depp è stato premiato due volte: per il suo pirata Jack Sparrow come miglior interpretazione di commedia e per Sweeney Todd, diabolico barbiere, per il miglior cattivo. Sul palco ha mostrato un nuovo tatuaggio. Eccolo.
La frase Silence, Exile, Cunning. viene da un libro di James Joyce ‘A Portrait of the Artist as a Young Man’: “I will tell you what I will do and what I will not do. I will not serve that in which I no longer believe, whether it call itself my home, my fatherland, or my church: and I will try to express myself in some mode of life or art as freely as I can and as wholly as I can, using for my defense the only arms I allow myself to use - silence, exile, and cunning.”
MA FIGURARSI SE IL MIO JOHNNY LASCIA LA SUA VANESSA... MICA SCEMO LUI.. La storia che Johnny Depp avesse lasciato Vanessa Paradis per Keira Knightley era ovviamente una bufala (e non si dovrebbe spaventare così le persone!). Lo conferma la notizia che l’attore ha deciso di sposare l’amata compagna e madre dei suoi figli Lily-Rose (8 anni) e Jack (John Christopher Depp III detto Jack - 6 anni). Johnny Depp e Vanessa, insieme dal 1998 (dieci anni!) dovrebbero convolare a giuste nozze il 14 giugno. Bellini loro!!! la parte più bella della tesina... Arancia MeccanicaESPERIENZE VISIVE Arancia Meccanica (1971)
« Eccomi là. Cioè Alex e i miei tre drughi. Cioè Pete, Georgie e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milk Bar, arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare della serata. Il Korova Milk Bar vende latte-più, cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quel che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto, e disposto all'esercizio dell'amata ultraviolenza. »
Tratto dall'omonimo romanzo distopico scritto da Anthony Burgess nel 1962 che prefigura una società votata ad una esasperata violenza e ad un condizionamento del pensiero, Arancia Meccanica (A Clockwork Orange) viene diretto e prodotto da Stanley Kubrick nel 1971. Quando fu distribuita sul circuito cinematografico, all'inizio degli anni Settanta, la pellicola destò scalpore per il taglio originale e visionario adottato nella narrazione, che faceva ricorso in maniera iper-realistica, ma anche senza indugi speculativi, a scene di violenza. Kubrick si vide costretto a interromperne la distribuzione in Inghilterra, in seguito a ripetute minacce rivolte alla sua famiglia. Oggi, dopo quasi trent’anni, Arancia Meccanica fa ancora fatica a scrollarsi di dosso la sua demoniaca nomea, nonostante dietro la brutalità di alcune scene e la crudeltà dei temi trattati si nasconda una profonda riflessione filosofica, oltre che la grandezza estetica del suo regista. Alex è il capo dei Drughi, una banda di teppisti che trascorre le notti a rapinare e torturare persone nelle loro case, a pestare barboni e a scatenare feroci lotte con bande rivali. Alex vive con i genitori, ed è seguito da un Ispettore Giudiziario Minorile che controlla disperatamente le sue mosse. Due sono le cose che adora: l'esercizio dell'amata ultraviolenza e Beethoven, che chiama affettuosamente Ludovico Van. Il film comincia con un lungo primo piano del protagonista, Alex, seduto insieme con Pete, Georgie e Dim, i suoi tre drughi, nel Korova Milk Bar, intento a sorseggiare latte più, cioè latte rafforzato con droghe come la mescalina, il quale accentua la loro voglia di violenza. Le serate dei quattro giovani si svolgono tra le strade di una Londra futurista (la città sembra un’esasperazione psichedelica degli anni ’70), tra ultraviolenza, stupri, scontri fra gang. In queste fasi iniziali Kubrick ci mostra un vandalismo apparentemente immotivato e ingiustificato, ma è solo apparenza: in realtà è già svelata la vera natura del protagonista. Egli è un malvagio, ed è felice, gaio come un bambino; è un purista della violenza, è il trionfo del dionisiaco, dell’irrazionalità, dell’inconscio: l’aggressività scaturisce dalla sua stessa natura. I suoi sottoposti, invece, altro non sono che opportunisti, ladri, approfittatori. Essi sono mossi dallo spirito di emulazione, dalla cupidigia, dalla prepotenza. Per combattere la noia, il gruppo dei Drughi deve inventare ogni sera una bravata; così rubano un'auto sportiva e sfrecciano per le strade di campagna causando incidenti. Il gruppo irrompe nella villa ultra-moderna di uno scrittore e sua moglie: infieriscono senza ragione sul vecchio e violentano la donna sotto i suoi occhi, mentre Alex intona le note di Singin’ in the Rain. Successivamente, gli altri Drughi, costringono Alex ad organizzare una rapina nella casa di un'eccentrica collezionista d'arte (ufficialmente direttrice di un centro dimagrante, più plausibilmente maitresse di una casa d'appuntamenti). Egli si presenta alla porta di ingresso chiedendo di poter entrare per usare il telefono, dato che un suo amico è stato vittima di un incidente stradale. Questa scusa non convince la donna, la quale non gli apre la porta ed avverte la polizia. Il giovane, intanto, si fa strada entrando attraverso una finestra aperta al primo piano, fino a sorprendere la vecchia. Inizia una buffa scena di lotta tra i due, ma la donna si difende, ed Alex la uccide involontariamente con un'opera astratta di gesso dalla forma fallica. Egli tenta la fuga, ma mentre sta uscendo dalla casa della donna viene tradito dai suoi Drughi che, rompendogli una bottiglia di latte in testa, lo lasciano a terra privo di sensi. La polizia arriva e lo arresta con l'accusa di omicidio. Così, ha inizio il processo rieducativo dello Stato nei confronti del giovane trasgressore della legge. Laddove la società ha fallito nella socializzazione e l'assoggettamento dell'individuo, subentrano gli istituti carcerari. Ma la prigionia non scalfisce minimamente l’essenza di Alex (come non scalfisce quella degli altri detenuti); occorrono misure drastiche, e la scienza si propone di fornire un rimedio. Il Governo, come da programma elettorale, ha finanziato un progetto di ricerca rivoluzionario per diminuire la criminalità, e lo stesso Ministro della Giustizia (preoccupato più di mantenere il consenso elettorale che di proteggere i cittadini) si reca in carcere per scegliere colui che servirà da cavia per l'innovativa cura Ludovico. Alex accetta di sottoporsi al trattamento senza sapere a cosa vada incontro, ma con la promessa di essere rilasciato dopo sole due settimane. La cura Ludovico si rivela disumana e disumanizzante: con mezzi barbari ed atroci si associa un forte malessere fisico alla visione od all’esercizio di violenze, impedendo così al paziente di compiere atti criminali. Il paziente è dunque privato del libero arbitrio: nonostante le proteste etiche e morali del cappellano della prigione considerate inutili sofismi, la cura è portata a termine. Alex viene dunque rilasciato, ed una volta riacquistata la sua libertà, la sua avventura si trasforma definitivamente in incubo: come fosse una fiaba, egli incontra, uno per volta, tutti i personaggi che aveva maltrattato, dai quali ora non ha la possibilità di difendersi. Le vendette sono implacabili, una dopo l’altra, dalla rivalsa dei suoi ex-scagnozzi, divenuti poliziotti (assorbiti e strumentalizzati dalla stessa società che li ripudiava), alle torture di uno scrittore che inizialmente gli offre ricovero, poi, dopo averlo riconosciuto come il suo aguzzino, lo sevizia per vendicarsi, conducendolo al tentato suicidio. Il risveglio in ospedale di Alex è, però, anche il risveglio dall’incubo: la notizia del tentato suicidio ha scatenato i giornali e l’opinione pubblica sulla brutalità della cura Ludovico. Il Ministro della Giustizia, per conservare il suo fedele elettorato, non può che ammettere il fallimento delle buone intenzioni governative e tornare sui suoi passi. Il Governo rimarrà al fianco del disgraziato Alex fino alla sua completa guarigione. In Arancia Meccanica, Kubrick ci offre un grottesco quanto realistico ritratto della società. Vista dall’esterno (il protagonista ne è, infatti, palesemente al di fuori), sembra assumere il ruolo di antagonista. A cominciare dagli inetti genitori, passando per il ben più incisivo ma comunque inefficace carcere, essa tenta in tutti i modi di reprimere la natura di Alex, considerandola destabilizzante. Per vivere in armonia con gli altri, è necessario rispettare determinate regole, acquisire schemi mentali basati su dei valori ritenuti dogmaticamente giusti che, dal punto di vista di Arancia Meccanica, sopprimono l’istinto dell’essere umano, omologandolo. La società è dunque un bene o un male? Nietzsche si figura la società come una prigione, dove l’uomo, dimentico di se stesso e della propria natura, è rinchiuso da sbarre fatte di valori falsi e opprimenti, di ideali sterili e anonimi. La società altro non è che l’omologazione dell’individuo, il tentativo di limitare l’animo umano, libero e creativo per natura, tramite le false illusioni della ragione. L’uomo è perciò uno schiavo, e ad esercitare il controllo su di esso sono le grandi ipocrisie della morale, come le religioni. L’ultima opera di Nietzsche, Anticristo, ne è il chiaro esempio: essa riconosce il cristianesimo come una tecnica di controllo ed annientamento della vita. Strumentalizzando la paura della morte, il cristianesimo impone la repressione degli istinti, costringendo al senso di colpa, all’angoscia e alla sofferenza in nome di una falsa promessa (il paradiso). Nietzsche ha quindi una visione decadente della società, dove la morale è solo uno strumento di vendetta dei deboli sui i forti, dove la religione è solo uno strumento di controllo dei furbi sugli ingenui. Ma chi ha provocato tutto questo? C’è un responsabile? Ebbene, secondo Nietzsche i responsabili sono proprio i tanto decantati fondatori della cultura e del pensiero occidentale (appunto quella cultura che Nietzsche critica aspramente). Ma per ben comprendere il violento attacco alla filosofia socratica, bisogna fare un passo indietro, e risalire all’espressione della cultura prima dell’avvento di Socrate, durante quella che il filosofo definisce età della tragedia. Nietzsche sostiene che la massima espressione della civiltà ellenica si sia verificata con l’avvento della tragedia: la capacità tragica di mettere a nudo la natura umana, ossia il connubio tra le due grandi forze che animano i greci, l’apollineo e il dionisiaco, dischiude la comprensione della realtà e dell’essere umano stesso. Il dualismo tra apollineo e dionisiaco rappresenta inoltre il contrasto degli opposti (ordine e caos, generazione e corruzione), considerato fondamento ontologico della vita. Con Socrate, questo dualismo viene a mancare. La filosofia socratica, acclamata da molti come la nascita del glorioso pensiero occidentale, è interpretata da Nietzsche come nascita della decadenza. Socrate impone il primato della ragione sull’irrazionalità, tagliando fuori l’elemento dionisiaco. Il suo famoso concettualismo, con il quale pretende di racchiudere in concetti l’esistenza, uccide l’uomo tragico, lasciando il posto all’uomo teoretico che, grazie anche all’analogo ottimismo dell’allievo Platone, si costruirà un mondo fatto di apparenze, un castello di vetro dove affermare il proprio dominio sulla vita. Un dominio che risulterà, per l’appunto, fittizio. Se la tragedia greca è morta, non è morta e mai morirà la dimensione tragica dell’uomo, che, imprigionata in questo castello di vetro, si sfoga nel malessere della società: quel malessere rappresentato da Kubrick in Arancia Meccanica, o semplicemente il malessere che si manifesta tutti i giorni davanti i nostri occhi. Il quadro finora descritto da Nietzsche non è dei migliori; tuttavia egli ritiene che sia ancora possibile per un uomo vivere in modo autentico, libero dalle illusioni. Quest’uomo è libero dal peso della religione e della morale, dai vincoli della ragione, egli è in grado di liberare la propria parte irrazionale, di abbandonarsi alla danza dionisiaca del suo istinto. Nietzsche lo definisce spirito libero (in tedesco freigeist), il grande scettico, colui che diffida della ragione, che penetra le carni della vita. I suoi nemici sono le grandi ipocrisie moralistiche e i loro inventori, come Socrate. In Arancia Meccanica, Alex è lo spirito libero, il freigeist: non ha paura di nulla e si abbandona con coraggio all’irrazionalità. Alex è la manifestazione di tutti gli istinti e gli impulsi di cui la società ci ha privato, è la natura umana messa a nudo, libera, svincolata dagli schemi della ragione. Alex è la vita, pura e semplice. Nell’esercizio della sua amata ultraviolenza, egli è felice, come un bambino. E per quanto possa compiere nefandezze e crudeltà, suscitando la disapprovazione dello spettatore, lo spettatore stesso non riesce a non rimanerne affascinato. Tutti condannano le azioni di Alex, eppure tutti rimangono ammaliati dal carisma del personaggio. Alex è l’espressione della volontà di potenza, la volontà che vuole se stessa, ovvero la volontà dell’individuo di affermarsi come volontà. Di fronte al nulla dei valori, all’assurdità del mondo, alla realtà della sofferenza, essa rappresenta la resurrezione dell’uomo. Non bisogna confondere,però, il termine volontà di potenza con predominio o potere: la volontà di potenza non è semplice affermazione sugli altri, come quella che esercitano Pete, Dim e Georgie, non è mediocre e volgare violenza. Essa è la volontà di affermare se stessi e la propria natura, come fa Alex: la sua violenza non è per niente mediocre e volgare, è l’espressione del suo essere. Ma la volontà di potenza significa anche affermare la propria prospettiva sul mondo. La prospettiva di Alex si estende al resto del mondo, i suoi scagnozzi, invece, rimangono fedeli al loro vile opportunismo. Lo Stato (la società) rifiuta Alex, e dopo aver fallito la rieducazione (la cura Ludovico), decide di servirsene per controllare gli altri (la riconciliazione finale con il Ministro della Giustizia, che in ospedale lo imbocca con il cucchiaio in una scena carica di allegoria). Questo è anche il motivo per cui non si potrà parlare di Alex superuomo, ma solo di Alex spirito libero, poiché l’Ubermensch (superuomo) è al di là dell’uomo presente, è una tappa successiva, uno stadio più avanzato, come l’uomo è rispetto alla scimmia. Egli condurrà l’umanità ad una fase successiva, ma questo non è il caso di Alex. Durante la visione del film, per lo spettatore è facile rendersi conto di come, Arancia Meccanica, non sia altro che un concentrato di esperienze visive che coinvolge i sensi sui quali lo spettacolo cinematografico agisce: vista ed udito. Non a caso la cura Ludovico è un trattamento che, attraverso un processo uditivo - visivo, tende a condizionare il comportamento dell’individuo inducendo in lui reazioni di auto-censura di fronte ad ogni situazione che presupponesse atteggiamenti violenti. Una vera e proprio lobotomia degli istinti, tramite il controllo repressivo dei meccanismi psichici. La cura consiste nel costringere il soggetto alla visione di pellicole su ogni forma di atrocità che provocano in Alex un senso di nausea e di dolore dovuto, non all’accumularsi di scene violente che portano il protagonista ad un rigetto morale, ma è il corpo che viene a mano a mano allenato, del tutto artificialmente, a collegare la visione del male con il male fisico. Alex, mentre viene fatto star male, è costretto a vedere ed a sentire ciò che in condizioni normali gli farebbe piacere e sperimenta la natura del montaggio audiovisivo del cinema: l’immagine dell’orrore, a cui i suoi occhi sono costretti ad assistere grazie ad apposite pinzette per obbligarlo a vedere, riproduce, distorcendola, l’immagine dello spettatore in sala che non può distogliere l’occhio dal grande schermo. Arancia Meccanica si configura, così, come storia dell’occhio, dall’occhio truccato che Alex usa per il suo teatro di violenza con tanto di naso finto, maschere e costumi, all’occhio nudo tenuto aperto per tortura. Si presenta, però, anche come storia dell’orecchio. Vista ed udito, i due sensi più importanti nel formarsi della conoscenza, ma quindi anche nel formarsi delle illusioni, sono quelli a cui Kubrick fa appello in ogni suo film, in stretta collaborazione ed interazione tra loro. Di norma, la musica viene occultata e fatta emergere solo di rado pur costituendo il fondo amalgamante del film, l'elemento che da unità psicologica al seguito di immagini in movimento nella percezione del pubblico. Kubrick si oppone risoluto a quest’uso della musica come quinta sonora e su di essa lavora con estrema attenzione, costruendo il film sui due piani, sonoro e visivo. In Arancia Meccanica la musica appare in tutte le sue forme. Ora classica, ma straniata ed un po’ distorta: si ha nella sequenza d'apertura nell'ambiente nel Korova Milk Bar, in cui in un contrasto di blu-neri e bianchi, la musica pone subito il film sotto il segno della morte. Ora puramente classica (classico-leggera): ed è il Rossini della Gazza Ladra che troviamo nel balletto di violenza con la banda rivale ( lucidità che si fa rituale ); oppure è la Nona di Beethoven, in originale od elettronica, che ironicamente è usata per un montaggio velocissimo di immagini di una statua del Cristo in camera di Alex, o in un rifacimento dell’Inno alla Gioia. In un collage di brani molto diversi l'uno dall'altro, la suggestione e la seduzione della musica in primo piano è in ogni modo sempre, specie nella prima parte del film. Si è trascinati, fisicamente, dalla violenza dei balletti, quasi a condividere lo scatenamento di Alex. Ci sono due sequenze in questo senso: una è il balletto a casa dello scrittore, durante il saccheggio e lo stupro, regolato da Alex sulle note di Singin In The Rain, in una perfetta interazione di immagini e musica che non può non piacerci, anche se i drughi picchiano, imbavagliano, umiliano, stuprano la donna sotto gli occhi del marito; l'altra vede Alex avanzare con i suoi drughi costeggiando un bacino urbano, pensando a come assicurarsi il dominio sui compagni che lo contestano e sulla musica, ancora, della Gazza Ladra rossiniana, Alex getta in acqua un drugo e ne ferisce un altro, mentre il rallentatore evidenzia il tempismo del giovane e anche al bellezza meccanica della scena. La musica, sia la più classica e nobile sia le canzonette di poco conto, è quasi una fonte d'azione: il suo reale volto si svela nella rappresentazione visiva della violenza che sembra nascosta nel fondo della simpatica, piacevole ed ottimistica Singin In the Rain. L'operazione che compie la musica viene ripresa dalla cura Ludovico. La violenza che sembrava bella nella prima parte, diventa, ora, anche per noi insopportabile: è musica distorta ed angosciosa quella che accompagna la puntuale e violenta vendetta che Alex deve subire dalle sue ex-vittime, dopo il rilascio. Lo spettatore | ||||||||||||||||||||||||||||||||||